Con Yvan Sagnet un viaggio nell’Italia che non vogliamo vedere

Sulle parole di Yvan abbiamo fatto un viaggio nell’inferno dei braccianti, delle loro misere condizioni di vita: “io vengo dal Camerun dove c’è povertà ma c’è dignità, a Nardò non c’era dignità”. Abbiamo conosciuto la condizioni di schiavitù in cui vivono e rischiano la salute, spesso muoiono donne e uomini. Abbiamo scoperto una catena di sfruttamento del lavoro e dell’agricoltura che parte dai prezzi imposti dalla grande distribuzione, passa per i grossisti, i proprietari dei campi, i “caporali” e infine i braccianti. “Non è una questione di razzismo, è una questione di diritti del lavoro” ci ha spiegato Yvan. Oggi Yvan, forte delle sue esperienze e nonostante le minacce di morte ricevute, lavora per costruire un sistema distributivo dei prodotti agricoli alternativo a quello della grande distribuzione, basato sulle associazioni e sul commercio equo-solidale. Sta interagendo, con poca fortuna, con le istituzioni perché venga creata una certificazione etica del lavoro, che garantisca il consumatore e tutta la filiera.
Per noi Yvan è un partigiano, un nuovo partigiano, che combatte per la Liberazione dell’Italia dalla morsa della criminalità organizzata e dal latente fascismo che troppo spesso tolleriamo. Non a caso la sua canzone simbolo è “Bella Ciao”, una canzone nata nelle risaie, divenuta simbolo della nostra Liberazione e oggi inno mondiale di chi lotta. Perché l’insegnamento più grande che abbiamo ricevuto è che bisogna lottare sempre.
Buon 25 Aprile a tutti e che la lotta torni nei nostri cuori.

 

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